Aspetti legali del Primo Soccorso Laico

Aspetti legali del Primo Soccorso Laico

06/07/2016

Aspetti legali del Primo Soccorso Laico


Aspetti legali del Primo Soccorso Laico

Prestare soccorso in una situazione di emergenza è un dovere civico e morale di tutti ma è anche un ambito regolamentato da specifici articoli di legge, è dunque necessario approfondirne gli aspetti legali soprattutto per ciò che riguarda il soccorso laico, cioè quello prestato da soccorritore volontario non-sanitario.

Il Primo Soccorso comprende le attività di base, dalla chiamata al 112/118, alla rianimazione cardiopolmonare di base e defibrillazione precoce, necessarie al mantenimento e miglioramento delle condizioni cliniche della persona colta da malore o infortunata. Per legge, chiunque può certificarsi al Basic Life Support and Defibrillation abilitarsi all’uso del Defibrillatore Semi Automatico Esterno (DAE), frequentando un corso certificativo di BLSD. Nel Primo Soccorso non è invece contemplato l’utilizzo di farmaci o dispositivi medici (a eccezione di quei casi in cui la vittima porti già con sé un farmaco salvavita).

I due principali articoli di legge che disciplinano questa materia in Italia sono l’art. 593 del Codice Penale “Omissione di Soccorso” e l’art. 54 del Codice Penale “Stato di necessità”.

Il soccorso di una persona in difficoltà non è dunque solo un obbligo morale ma anche legale. Secondo l'Art 593 del Codice Penale, commette il reato di OMISSIONE DI SOCCORSO:


“Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all'autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro (1).

Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'autorità.

Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale [c.p. 582, 583], la pena è aumentata [c.p. 64]; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata [c.p. 63] (2) (3).”

  1. Comma così modificato dall'art. 1, L. 9 aprile 2003, n. 72. In materia di omissione di soccorso in caso di incidente stradale vedi l'art. 189, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, nuovo codice della strada.
  2. Vedi, anche, l'art. 14, L. 24 dicembre 2003, n. 363 sull'omissione di soccorso nella pratica degli sport della neve.
  3. Per l'aumento della pena per i delitti non colposi di cui al presente titolo commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, vedi l’art. 36, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, come sostituito dal comma 1 dell’art. 3, L. 15 luglio 2009, n. 94.

 

Se nel prestare soccorso, il soccorritore dovesse procurare un danno collaterale alla vittima, come effetto del suo tentativo di salvargli la vita, questo danno che, in condizioni normali dovrebbe essere punito, viene, in virtù della legge, depenalizzato. Come esempio di quanto scritto, possiamo portare il caso di un soccorritore che, effettuando le manovre di rianimazione (compressioni toraciche) atte a mantenere in vita una persona, dovesse fratturarle una o più coste. Questo fatto, non costituirebbe reato perché il danno è stato procurato con l’obiettivo di salvare la vita della vittima, quindi lo stato di necessità trasforma il fatto “aver fratturato le coste” da reato a non reato.

Questo il testo dell'Art 54 del Codice Penale, STATO DI NECESSITÀ: 


“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.

La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo.”

 

Il soccorritore laico (il sanitario ha dei precisi obblighi deontologici ai quali non può sottrarsi), nel prestare soccorso, si muove entro questi due articoli del codice penale.

Unica eccezione all’obbligo del soccorso è costituita da cause di forza maggiore, rischi ambientali che potrebbero mettere a repentaglio la vita e l’incolumità del soccorritore non sanitario. Nel BLSD laico è prevista, infatti, la valutazione ambientale prima dell’avvicinamento alla vittima: il soccorritore deve valutare i possibili rischi per la propria persona, derivanti da situazioni di pericolo quali presenza di gas tossici, incendi, cavi dell’alta tensione scoperti, travi pericolanti ecc. e quindi, ha facoltà di esimersi dal prestare soccorso, effettuando comunque la chiamata dei soccorsi avanzati.

Al contrario, il soccorritore sanitario, sottostando a un particolare dovere giuridico a esporsi al pericolo, è obbligato in ogni momento a prestare soccorso. Nel suo caso l’omissione di soccorso non è mai giustificata (Art. 7 Capo II del Codice Deontologico).

Per quanto riguarda la RCP, il soccorritore non sanitario può omettere la respirazione bocca a bocca se non se la sente di praticarla a sconosciuti (laddove il sanitario è comunque tenuto a praticarla).

Il soccorritore volontario non medico, una volta espletato l’unico vero obbligo cui è tenuto, cioè la chiamata di attivazione del servizio medico di emergenza al 112/118, inizia le manovre rianimatorie di base e le continua fino allo sfinimento fisico, all’arrivo di un altro soccorritore, all’arrivo dell’ambulanza, ai segni di ripresa della vittima o all’arrivo del DAE, ma non può mai dichiarare il decesso della vittima. La dichiarazione di decesso di una persona è appannaggio solo ed esclusivamente del personale medico.

Per utilizzare il DAE la legge prevede la certificazione del soccorritore non sanitario attraverso un corso BLSD erogato da organizzazioni/enti di rilievo nazionale riconosciuti e accreditati secondo i criteri stabiliti (requisiti minimi) dalla Circolare del 20 maggio 2014 che fa riferimento al Decreto Interministeriale del 18 marzo 2011.

Secondo la legge n. 120 del 3 aprile 2001 (e successive modifiche), che disciplina l’uso dei defibrillatori semiautomatici esterni da parte del personale non sanitario, in caso di emergenza, ogni cittadino con un’adeguata formazione di rianimazione cardiopolmonare può prestare soccorso utilizzando questi dispositivi senza commettere reato o compiere un abuso della professione medica.

La legge permette l’uso del DAE a personale non sanitario proprio in virtù delle caratteristiche dei DAE di ultima generazione in grado di eseguire un ECG, diagnosticare la Fibrillazione Ventricolare (FV) ed erogare la scarica solo a valle del riconoscimento di FV. Per questo motivo l’operatore non è tenuto a fare diagnosi quindi non abusa della professione sanitaria, reato punito dall’art. 348 del Codice Penale. L’operatore deve comunque agire sempre con prudenza e in sicurezza com’è spiegato durante i corsi BLSD.

La legge dunque promuove la massima diffusione di abilitazione all’uso del DAE in quanto dispositivo salvavita e tenendo conto che, per salvare una vittima di arresto cardiaco, si deve poter agire entro i primissimi minuti dalla perdita di conoscenza, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

In questo ambito si inserisce anche il Decreto Balduzzi (DL 13/9/2012 n. 158) che obbliga tutte le società sportive dilettantistiche e professionistiche a dotarsi di defibrillatori semiautomatici e di personale formato al Primo Soccorso il cui termine ultimo è previsto il 20 luglio 2016.

 

Riferimenti legislativi:

- Legge 2 aprile 2001, n 120

- Decreto 18 marzo 2011

- Decreto 8 settembre 2012

- Legge 8 novembre 2012

- Decreto Balduzzi 13/09/2013, DL 158

- Decreto interministeriale 18 maggio 2014